‘Meo’ Sacchetti: “La mia nuova sfida a Cremona e il mio giudizio sulla A2”

- Coach Romeo ‘Meo’ Sacchetti, per lei un ritorno in Serie A2 sulla panchina di Cremona, con contratto triennale. Quali sono le sue prime sensazioni?
- Le sensazioni sono buone, ho accettato la proposta di Cremona perché sapevo di trovarmi di fronte ad una società seria, con un grande uomo di basket come il general manager Andrea Conti. Poi inizierà il campionato e lì sicuramente inizieranno a contare i risultati, ma l’ambiente è molto positivo e questo rappresenta un ottimo inizio.

- Avete già idee su come costruire la squadra per l’anno prossimo?
- Al momento abbiamo tre giocatori italiani che ci piacerebbe confermare dallo scorso anno (Mian, Wojciechowski, Gaspardo). Sappiamo già che una loro eventuale permanenza ci darebbe una buona base di partenza.

- Le sue squadre sono note per giocare una pallacanestro atletica e spettacolare. Ha intenzione di replicare questo gioco anche a Cremona?
- E’ noto che a me piace giocare questo tipo di basket, perché secondo me è il modo migliore per ottenere risultati, oltre a divertire ed entusiasmare il pubblico. Quindi cercheremo di replicare questo tipo di gioco anche a Cremona, con i giocatori giusti per metterlo in pratica.

- Cosa pensa del torneo di Serie A2? Condivide l’idea che questa Lega, permettendo di allenare un nucleo italiano con due stranieri per squadre, sia molto stimolante per un allenatore?
- Per un allenatore l’interesse è che, rispetto alla Serie A, in A2 ci sono meno stranieri e ci sono diversi giocatori italiani che si possono mettere in mostra. Dal punto di vista organizzativo ho notato playoff giocati in bei palasport, sempre pieni. In Serie A, da questo punto di vista, si è giocato in palazzetti più piccoli. Credo che giocare in impianti di alto livello sia fondamentale nella pallacanestro, uno dei principali parametri per misurarne lo stato di salute.

- Ha seguito in questa stagione il campionato di A2? Ci sono dei giocatori che l’hanno colpita particolarmente?
-
Sicuramente Marco Spissu e Leonardo Candi: sono due giocatori che, giocando in un ruolo difficile ma importante come quello del playmaker, hanno dimostrato grande personalità, ottenendo risultati positivi in squadre blasonate e dal grande pubblico come Virtus e Fortitudo Bologna. Spissu ha vinto il campionato ed è stato promosso, Candi ha raggiunto la semifinale. Sono due ragazzi giovani, che hanno avuto grande spazio in Serie A2 e che sono cresciuti moltissimo in stagione.

- In che maniera è differente questo torneo di Serie A2 dalla Legadue che ha affrontato sulle panchine di Bergamo, Fabriano, Castelletto Ticino e Sassari, ottenendo una promozione in Serie A nel 2010 con quest’ultima?
- Sono cambiati i tempi, ci sono delle regole diverse. Penso che il discorso comune sia che ci siano tante squadre ambiziose per pochi posti, in questo caso uno soltanto, in Serie A. Negli anni si sono persi dei proprietari importanti, c’è stata una recessione generale, ma alla fine i palasport sono pieni, a dimostrazione di un campionato apprezzato dal pubblico.

- A proposito della singola promozione, ritiene che serva un maggiore interscambio tra Serie A2 e Serie A?
- Sì, ma queste sono le regole attuali. Per cambiare le regole ci vuole tempo e massima condivisione da parte di tutte le istituzioni in causa, a quanto vedo sembra che tra un paio di stagioni si potrà arrivare ad un maggior numero di promozioni.

- Ha visto la proposta della Lega A di una massima serie a 20 squadre? Non pensa che un campionato principale con due gironi interregionali, al quale si arrivi con il blocco delle retrocessioni per due stagioni, sia scarsamente rappresentativo della cultura italiana?
- Il problema è che siamo troppo tifosi e che non abbiamo la capacità di vivere una partita in modo distaccato. Non credo che in Italia un modello di questo tipo, con due gironi, al quale si arrivi attraverso il blocco delle retrocessioni, sia applicabile. Sono piuttosto tradizionalista in questo. Oltretutto una riforma del genere non dovrebbe provenire unicamente dalla Lega A, ma considerare necessariamente anche la Federazione. Credo che qualsiasi progetto di riforma non possa prescindere dalla Federazione, assieme alle altre componenti del movimento.

 

Guido Cappella
Area Comunicazione LNP

Immagine di copertina Vanoli Basket Cremona